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Effetto Flynn

Immagine del redattore: Dott.ssa Anna PalermoDott.ssa Anna Palermo

Il paradosso dell’intelligenza in un mondo che cambia



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BENESSERE COGNITIVO DURATURO

Negli ultimi decenni, la nostra comprensione dell’intelligenza è stata profondamente influenzata dal fenomeno noto come “Effetto Flynn”, un aumento continuo dei punteggi dei test di QI (Quoziente Intellettivo) osservato nelle popolazioni di numerosi paesi durante il XX secolo.

Questo fenomeno, battezzato dal ricercatore James R. Flynn negli anni ‘80, ha dato origine a una riflessione che, oggi, sembra essere diventata ancora più complessa e controversa.

Se un tempo la crescita dei punteggi QI sembrava testimoniare il miglioramento delle capacità cognitive della società, oggi siamo di fronte a un paradosso: l’osservazione di un declino o stagnazione in alcune aree del mondo, che solleva interrogativi sul legame tra intelligenza, educazione, tecnologia e benessere sociale.


IL FENOMENO FLYNN: UN’ILLUSIONE DI PROGRESSO?

L'aumento dei punteggi QI dal XX secolo è stato associato a fattori come miglioramenti nella nutrizione, l’espansione dell’educazione, e l’introduzione di stimoli cognitivi più complessi grazie alla tecnologia. Le generazioni più giovani sembravano, almeno inizialmente, più preparate rispetto a quelle precedenti.


La crescita del benessere, il miglioramento delle condizioni igieniche, e l’accesso a una maggiore educazione sembravano favorire uno sviluppo cognitivo accelerato.

Il fenomeno di Flynn, con il suo apparente incremento delle capacità cognitive collettive, dava l’impressione che le società stessero evolvendo in termini di intelligenza. Eppure, questa percezione di continua crescita ha iniziato a vacillare negli ultimi decenni.


Studi recenti suggeriscono che i punteggi di QI, in molte nazioni sviluppate, stiano mostrando segni di inversione. In paesi come la Norvegia, i Paesi Bassi e gli Stati Uniti, le curve di crescita sono state sostituite da tendenze di declino nei punteggi, una sorta di effetto “anti-Flynn”.

Questo calo ha suscitato preoccupazione, aprendo il dibattito su un possibile declino dell’ambiente educativo e su come la società moderna stia influenzando negativamente lo sviluppo delle capacità cognitive.

IL DECLINO DELL’AMBIENTE EDUCATIVO: UNA CRISI SILENZIOSA

Uno degli aspetti più discussi in questo contesto è l'inadeguatezza dei programmi scolastici, che non sembrano più rispondere alle necessità cognitive dei giovani. L’educazione moderna, pur essendo fortemente influenzata dalla digitalizzazione, rischia di stimolare in modo meno profondo alcune funzioni cognitive tradizionali, come la memoria a lungo termine, la scrittura manuale, e il ragionamento analitico profondo.


L'inserimento massiccio della tecnologia nelle aule, pur favorendo l'accesso a informazioni e risorse, rischia di portare a una superficialità nell'apprendimento, riducendo la capacità degli studenti di concentrarsi su attività mentali complesse e di sviluppare abilità critiche e riflessive.


La digitalizzazione, pur avendo portato vantaggi nell’accesso all'informazione, ha anche generato un ambiente di apprendimento superficiale. I giovani sono sempre più abituati a ricevere informazioni rapide e frammentate, grazie a dispositivi mobili e social media. Questo fenomeno sta erodendo la capacità di concentrazione prolungata, riducendo la capacità di riflessione profonda, e minando la qualità dell'apprendimento a lungo termine.

Il paradosso che stiamo vivendo potrebbe derivare anche dal mutamento dei modelli sociologici e culturali innescati dalla digitalizzazione e dai cambiamenti socioeconomici.

La tecnologia, pur favorendo alcuni tipi di intelligenza (per esempio, la velocità di elaborazione delle informazioni o la capacità di multitasking), ha alterato la natura dell’apprendimento stesso.

La crescente disponibilità di dispositivi digitali, combinata con la cultura del “tutto e subito”, ha dato vita a una società della superficialità cognitiva, dove la profondità del pensiero viene spesso sacrificata a favore di risultati rapidi e facilmente accessibili.


Per invertire questa tendenza e recuperare la crescita dei punteggi di QI, è necessario intervenire sul benessere cognitivo.

Le politiche educative devono evolversi per rispondere non solo alle esigenze pratiche del mondo del lavoro, ma anche alle necessità cognitive dei giovani, stimolando la curiosità, l’apprendimento profondo, e la capacità di risolvere problemi complessi.

Non basta insegnare ciò che è utile oggi; bisogna investire nel pensiero critico, nella creatività, e nelle competenze trasversali, che sono la vera chiave per affrontare le sfide di un mondo in continua evoluzione.

L’IMPORTANZA DEL BENESSERE COGNITIVO DURATURO 

Il fenomeno di Flynn e il suo presunto declino sono dunque il riflesso di un cambiamento profondo che interessa non solo l’intelligenza, ma anche i modi in cui viviamo, apprendiamo e interagiamo con il mondo. Le risposte non sono univoche, ma sicuramente la chiave risiede in un sistema educativo che stimoli la crescita cognitiva in modo duraturo, in grado di rispondere a una società che cambia rapidamente, senza perdere di vista la profondità del pensiero e la ricchezza delle esperienze cognitive.


Un benessere cognitivo duraturo è il miglior investimento per le generazioni future, e dipende da una scuola che si riforma, ma anche da una società che riconosce la centralità della mente umana nel progresso sociale ed economico. In Italia, il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ha messo in evidenza la necessità di una riforma del sistema educativo che risponda meglio alle esigenze del contesto sociale ed economico contemporaneo. L’obiettivo è ridurre il gap tra le esigenze del mercato del lavoro e l’offerta formativa, migliorando l’acquisizione di competenze trasversali come il pensiero critico, la creatività, e la problem-solving (risoluzione dei problemi).


L'introduzione di soft skills  (competenze trasversali) nei curricula scolastici potrebbe contribuire a stimolare un pensiero più profondo e autonomo negli studenti, riequilibrando un sistema educativo che sembra essere rimasto indietro rispetto alle sfide della modernità.

Pertanto, solo attraverso un'educazione che non sacrifichi la qualità dell’apprendimento e che riservi una maggiore attenzione al benessere cognitivo duraturo, si può invertire la tendenza di declino dei punteggi di QI e costruire una società più preparata e resiliente, capace di affrontare le sfide del futuro e risolvere problemi complessi di un mondo in continua evoluzione.



Dott.ssa Anna Palermo

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